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Tar Marche. Sentenza N.307 del 10 Aprile 2021. Emersione e silenzio della PA

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Emersione e silenzio della PA. Il termine di cui all’art.2 della L.241/90, volto a far valere l’illegittimità del silenzio della P.A., non si applica alla procedura di emersione ex art. 103 comma 1 D.L..N.34/2020, atteso il carattere di eccezionalità della normativa in materia di regolarizzazione .

Massima e/o decisione

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche
(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 15 del 2021, proposto da
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Maurizio Nardozza, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Prefettura di Macerata – U.T.G., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso cui domicilia in Ancona, corso Mazzini, 55;

per l’annullamento

del silenzio – rifiuto a seguito della dichiarazione di emersione dal lavoro irregolare subordinato ai sensi dell’art. 103, comma 1, del Decreto Legge 19 maggio 2020 n. 34;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio della Prefettura di Macerata;
Visti tutti gli atti della causa;
Visto l’art. 25 del D.L. n. 137 del 2020;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 marzo 2021 la dott.ssa Simona De Mattia e rilevato che l’udienza si è svolta mediante collegamento da remoto con l’utilizzo della piattaforma “Microsoft Teams”;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO

1. In data 15 giugno 2020, il datore di lavoro del ricorrente presentava, in favore di quest’ultimo, dichiarazione di emersione dal lavoro irregolare ai sensi dell’art. 103, comma 1, del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34.

Con il presente ricorso, proposto ex art. 117 c.p.a., parte ricorrente, assumendo l’inutile decorso del termine di conclusione del procedimento di cui all’art. 2 della legge n. 241 del 1990, senza che l’Amministrazione abbia provveduto sull’istanza, agisce in questa sede per far accertare l’illegittimità del silenzio serbato e far dichiarare l’obbligo di provvedere.

Si è costituita in giudizio, per resistere, la Prefettura di Macerata patrocinata dall’Avvocatura erariale; in data 16 febbraio 2021, la parte resistente ha depositato la relazione dello Sportello Unico per l’Immigrazione presso la Prefettura di Macerata prot. n. -OMISSIS-con la quale si rappresenta e si documenta che:
– il SUI ha provveduto a formulare, ai soggetti interessati, richieste di informazioni e di documenti integrativi, secondo l’ordine di arrivo delle dichiarazioni di emersione;
– il ritardo procedimentale è stato determinato dai contrasti interpretativi riguardanti la corretta applicazione della norma, che hanno influenzato i tempi di evasione delle procedure di emersione a livello nazionale; l’attività istruttoria è infatti stata sospesa sino a nuove indicazioni da parte del Ministero dell’Interno fornite con circolare n. 4623 del 17 novembre 2020;
– tra le criticità emerse, vi è quella relativa ai criteri di determinazione delle soglie reddituali minime per valutare la capacità economica del datore di lavoro;
– al SUI di Macerata sono pervenute un totale di 938 domande che verranno esaminate in ordine cronologico di arrivo;
– quella inoltrata in favore del ricorrente risulta alla posizione n. 66 ed è ancora in attesa di acquisizione del parere congiunto dell’Ufficio Immigrazione della locale Questura (per gli aspetti di pubblica sicurezza) e dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro (per la congruità delle condizioni contrattuali) ai fini della trattazione.

All’esito della camera di consiglio del 10 marzo 2021, tenutasi mediante videoconferenza con l’utilizzo della piattaforma “Microsoft Teams”, la causa è stata trattenuta in decisione.

2. Il ricorso non è fondato e va respinto, per le medesime considerazioni già esposte da questo Tribunale in fattispecie analoghe (cfr., in particolare, sentenze n. 53, n. 54, n. 55 e n. 56 del 20 gennaio 2021, pronunciate, rispettivamente, sui ricorsi RG n. 453/2020, RG n. 475/2020, RG n. 482/2020 e RG n. 502/2020), che di seguito si riportano.

Sempre questo Tribunale si è espresso, in passato, con diverse decisioni rese su ricorsi proposti per l’annullamento del silenzio-rifiuto a seguito dell’istanza di emersione ex art. 5 del d.lgs. n. 109 del 2012, affermando che il termine massimo di conclusione del procedimento di emersione del rapporto irregolare andasse individuato, in assenza di autonome determinazioni dell’Amministrazione competente, in quello generale di cui all’art. 2, comma 2, della legge n. 241 del 1990 (cfr., ex multis, TAR Marche, sentenze n. 38 del 2014 e n. 464 del 2013).

Il Consiglio di Stato, in riforma delle statuizioni di questo TAR (cfr., in particolare, sentenza della terza sezione n. 4607 del 10 settembre 2014), ha invece affermato che, proprio partendo dalla disciplina dei termini dei procedimenti amministrativi prevista dall’art. 2 della legge n. 241 del 1990 e dalla sequenza delle disposizioni in esso contenute, “è del tutto evidente che la esclusione della materia dell’immigrazione di cui all’ultimo periodo del sopra riportato comma 4 riguarda l’intero sistema dei termini per il procedimento amministrativo prevista dai tre commi e a maggior ragione il termine più breve previsto dal comma 2. Lo dimostra anche il fatto che la disciplina attuativa del sopra riportato comma 3 per il Ministero dell’Interno adottata con il DPCM n. 214/2012, che regola i termini dei procedimenti amministrativi di durata non superiore a novanta giorni, di competenza del Ministero dell’interno, non considera tra questi la procedura di emersione”.

Di conseguenza, “risultano del tutto condivisibili le considerazioni svolte dalla difesa erariale in ordine alla non estensibilità dei termini delle procedure ordinarie alla procedura di emersione e quelle relative alla espressa esclusione della materia dell’immigrazione dalla disciplina generale dei termini del procedimento amministrativo di cui all’art. 2 della legge n. 241/1990”. A ciò aggiungasi che “la ragionevolezza della assenza di termini per la conclusione del procedimento di emersione è confermata sul piano sostanziale dal fatto che, nell’ambito dei procedimenti relativi all’immigrazione – per loro natura assai complessi e difficoltosi sul piano amministrativo – la procedura per la emersione ha natura eccezionale e del tutto straordinaria e per di più coinvolge soggetti eterogenei tra loro, sia per gli interessi di cui sono portatori sia per i plurimi requisiti da verificare per ciascuno di essi” (in senso conforme, Consiglio di Stato, sez. III, 25 febbraio 2014, n. 891 e 21 gennaio 2015, n. 206).

Ad analoghe considerazioni la giurisprudenza era già giunta in prime cure, affermando che l’art. 2, comma 4, della legge n. 241 del 1990 prevede termini distinti, sino ad un massimo di 180 giorni, per particolari procedure ed espressamente consente anche il superamento del suddetto termine di 180 giorni per i procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti l’immigrazione. “La ratio di siffatta previsione è evidente: si tratta di procedure che afferiscono a fenomeni di massa, coinvolgenti un numero di soggetti mutevole ed imprevedibile nel tempo e nello spazio sì da rendere difficoltosa l’ottimale allocazione delle risorse umane necessarie al celere disbrigo delle pratiche. In particolar modo l’imprevedibilità del numero dei soggetti richiedenti si verifica in relazione ai fenomeni di condono, quali sono le procedure di emersione” (cfr., sentenza TAR Puglia Bari, sez. III, n. 1494 del 6 novembre 2013).

Le argomentazioni contenute nelle citate pronunce, da cui il Collegio non ravvisa ragioni per discostarsi, sono già sufficienti a sostenere l’infondatezza del presente ricorso.

Ad esse si aggiunge l’ulteriore considerazione che i tempi “dilatati” di conclusione dei procedimenti amministrativi quali quello per cui è causa non arrecano pregiudizi al richiedente, atteso che, come indicato nella Circolare congiunta dei Ministeri dell’Interno e del Lavoro n. 2399 del 24 luglio 2020 e dell’INPS n. 101 del’11 settembre 2020, il datore di lavoro, nelle more della definizione della procedura di regolarizzazione, può in ogni momento inoltrare all’INPS la comunicazione di assunzione, regolarizzando il rapporto di lavoro a livello contributivo, il che consente all’interessato di proseguire l’attività lavorativa.

In conclusione, il ricorso va respinto.

3. Avuto riguardo al fatto che la presente iniziativa giudiziaria è stata proposta con riferimento ad una fattispecie procedimentale di nuova introduzione nell’ordinamento, le spese processuali possono essere compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso nella camera di consiglio del giorno 10 marzo 2021 con l’intervento da remoto dei magistrati:

Sergio Conti, Presidente
Gianluca Morri, Consigliere
Simona De Mattia, Consigliere, Estensore

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