Il permesso di soggiorno ex art.31 T.U.I. è titolo idoneo per richiedere il rilascio del permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo.

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TAR CATANIA. SEZIONE IV. SENTENZA N.1218 DEL 16 APRILE 2021.

Massima

Il permesso per assistenza minori ha carattere eccezionale e necessariamente temporaneo, circostanze che ne escludono la convertibilità in un permesso di natura più stabile. Tuttavia, il soggiorno trascorso in Italia dallo straniero a tale titolo non può essere irrilevante per l’ordinamento, perché determina una stabilizzazione di fatto della posizione dell’interessato che sarebbe irragionevole e ingiusto trascurare in ossequio alla precarietà del permesso originariamente ottenuto. Ne segue che, sussistendone gli altri requisiti e in assenza di cause ostative, il soggiorno del titolare di permesso per assistenza minori (protratto per almeno cinque anni) è idoneo a integrare il presupposto per la richiesta del titolo per soggiornanti di lungo periodo. 

Decisione

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 415 del 2021, proposto da -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Antonio Fiore, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

il Ministero dell’Interno – -OMISSIS-, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

per l’annullamento, previa sospensione degli efficacia esecutiva:

del decreto emesso dalla -OMISSIS- in data 22 gennaio 2021, notificato in pari data, con il quale è stata respinta la richiesta di rilascio del Permesso UE per soggiornanti di lungo periodo;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno – -OMISSIS-;
Vista la richiesta di misura cautelare di parte ricorrente;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 15 aprile 2021 (svoltasi in modalità telematica in videoconferenza ai sensi dell’art. 25 del D.L. n. 137 del 2020 convertito in Legge n. 176/2020, attraverso videoconferenza con l’utilizzo di piattaforma “Microsoft Teams”) il dott. Emanuele Caminiti;
Ritenuta la sussistenza dei presupposti per la decisione del ricorso con sentenza in forma semplificata;

FATTO e DIRITTO

Il sig. -OMISSIS-, cittadino albanese, risulta dal 2014 titolare di un permesso di soggiorno per “assistenza minore”, via via rinnovato in base ad autorizzazioni alla permanenza in Italia disposte con successivi decreti del Tribunale per i minorenni ai sensi dell’art. 31 del T.U. n. 286/1998.

In data 17 febbraio 2020, il predetto straniero inoltrava istanza di rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.

Con il provvedimento qui impugnato il -OMISSIS- respingeva l’istanza sulla base della seguente motivazione:
– “(…) il cittadino albanese, non risulta in possesso da almeno 5 anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità, come richiesto dalla norma, ma soltanto di 2 anni;
– che i vari decreti autorizzatori sopra menzionati non hanno carattere continuativo, bensì sono atti autonomi e temporalmente inseriti, infatti lo stesso organo adito, ha previsto la durata di 24 mesi per ciascuna autorizzazione, e ciò al fine di poter valutare volta per volta, la sussistenza dei requisiti per rilasciare la predetta concessione, ovvero lo sviluppo psicofisico del minore, le condizioni di salute, l’età anagrafica ecc…;
– che in conseguenza di ciò ne scaturisce che non ci si può riferire a proroghe dei permessi di soggiorno per motivi di assistenza minori, bensì di rilasci legati, come già detto in precedenza, ai singoli decreti autorizzatori emessi dal Tribunale per i minorenni, che come si evince sono stati richiesti dal cittadino albanese nei periodi in cui lo stesso era sprovvisto di valido titolo di soggiorno;
– che in merito all’ultimo punto posto dal legale, risulta pacifico supporre l’intenzione dello straniero, di insediarsi sul territorio italiano, motivo per il quale si precisa che questi ha diritto a permanere in Italia anche ad altro titolo, giacché lo stesso articolo 6 comma 1-bis, del Decreto Legislativo n. 286 del 1998 prevede la conversione in motivi di lavoro, ove ne ricorrano i requisiti, del permesso di soggiorno per assistenza minori (…)”.

Avverso detto provvedimento, ritenendolo illegittimo, l’odierno ricorrente ne chiedeva l’annullamento per i seguenti motivi di diritto: ILLEGITTIMITA’ DEL PROVVEDIMENTO DI RIGETTO IMPUGNATO PER VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 9 e 31, D. LGS 286/98 ALLA LUCE DELLA DIRETTIVA 109/2003 PER ILLOGICITA’ MANIFESTA. CARENZA DI MOTIVAZIONE. CONTRADDITTORIETA’. ABUSO DI POTERE.

In sostanza il ricorrente insisteva nel rilascio di un nuovo permesso di soggiorno, ossia quello previsto per i soggiornanti di lungo periodo dall’art. 9 del T.U., il cui rilascio non è impedito dalla circostanza che il richiedente soggiorni in Italia per motivi di assistenza minore; in tal senso è decisivo il richiamo al comma 3 dell’art. 9, che non ricomprende il permesso per assistenza minore tra le cause ostative al rilascio del permesso per soggiornanti di lungo periodo.

Si costituiva in giudizio l’Amministrazione di P.S., per mezzo della difesa erariale, con atto di mera forma del 18 marzo 2021.

Con memoria del 12 aprile 2021, il Ministero dell’Interno (oltre a insistere nella correttezza della motivazione e dell’istruttoria adottata dalla -OMISSIS-), rappresentava, tra le altre cose, che il divieto di conversione previsto dall’ultima parte della norma “ha lo scopo di evitare la stabilizzazione di coloro che si trovano in Italia per ragioni eccezionali e temporanee”; è questo il caso di chi ha ottenuto un permesso di soggiorno per assistenza minore, titolo “che non viene citato nell’elenco dei permessi di soggiorno convertibili previsto dall’art. 14 del DPR 394/99…”.

All’udienza camerale del 15 aprile 2021, il Collegio ritenuti sussistenti i presupposti per una definizione ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 60 c.p.a. assumeva la causa in decisone.

Il Collegio tra le due posizioni a confronto ritiene più convincente quella sostenuta dal ricorrente e ciò sulla base delle seguenti considerazioni (riprese ampiamente da T.A.R. Lazio – Roma, sezione I ter, n. 5624 del 2020; T.A.R. Lombardia – Milano, sez. IV, n. 6461/2010; T.A.R. Toscana – Firenze, sez. II, n. 602/2014).

Secondo la giurisprudenza sopra richiamata non sarebbe in discussione che l’art. 29 comma 6 del T.U. configuri il permesso di soggiorno per assistenza minore come titolo eccezionale, rilasciato solo a seguito di autorizzazione del Tribunale per i minorenni ex art. 31 comma 3 “per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano” e di durata corrispondente a quella stabilita dal Tribunale stesso, comunque limitata nel tempo.

Tuttavia, viene rappresentato, altresì, che la natura temporanea dell’autorizzazione (“revocata quando vengono a cessare i gravi motivi che ne giustificavano il rilascio”) e del conseguente permesso per assistenza minore, sono alla base della scelta del legislatore di consentire lo svolgimento dell’attività lavorativa da parte del titolare del permesso stesso, ma di escludere la convertibilità in permesso per motivi di lavoro; e ciò all’evidente scopo di evitare la stabilizzazione di posizioni per loro natura provvisorie.

Nel caso in esame, lo straniero ha chiesto il rilascio di un nuovo e diverso permesso di soggiorno, quello per soggiornanti di lungo periodo ex art. 9 del T.U., il cui rilascio è subordinato alla sussistenza di specifici requisiti e all’assenza di specifiche cause ostative.

Orbene, tra le cause ostative figurano quelle elencate dal comma 3 dell’art. 9, che sono riferite a determinate tipologie di permesso di soggiorno, non utili a costituire il primo presupposto (“possesso, da almeno cinque anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità”) occorrente per il rilascio del titolo in questione.

Tra i tipi di permesso elencati dal terzo comma non è ricompreso quello per assistenza minore; tale carenza, secondo la Questura, va superata attraverso una lettura sistematica del T.U..

In sostanza, questo sarebbe il ragionamento: se non è consentita la conversione del permesso per assistenza minore in permesso per motivi di lavoro, a maggior ragione il titolo in questione non può valere per il rilascio del permesso per soggiornanti di lungo periodo, che garantisce la piena stabilizzazione dello straniero sul territorio nazionale.

Il Collegio è di contrario avviso.

In primo luogo, il dato testuale è contrario alla tesi dell’Amministrazione, soprattutto se si considera che il legislatore non avrebbe avuto alcuna difficoltà ad inserire nell’elenco del comma 3 un riferimento al permesso per assistenza minore, se davvero avesse voluto ricomprenderlo tra i titoli escludenti il rilascio della “carta di soggiorno”.

In secondo luogo si deve evidenziare che i gravi motivi che giustificano il rilascio dell’autorizzazione ex art. 31 e, quindi, del permesso per assistenza minore ex art. 29 possono permanere per numerosi anni, legittimando così l’ininterrotta presenza in Italia dello straniero per lungo tempo. Tale circostanza non può essere irrilevante per l’ordinamento, perché determina una stabilizzazione di fatto della posizione del cittadino extracomunitario.

Se dunque il permesso di soggiorno per assistenza minore ha carattere necessariamente temporaneo e non è convertibile in un titolo più stabile, il soggiorno a tale titolo per un periodo di tempo sufficientemente lungo (almeno cinque anni) è comunque idoneo a costituire presupposto per richiedere un permesso per soggiornanti di lungo periodo (salva la verifica della sussistenza di tutti i requisiti richiesti e dell’assenza di elementi ostativi).

Una diversa lettura delle norme risulterebbe irragionevole perché finirebbe con il negare ogni possibilità di stabilizzazione a soggetti regolarmente soggiornanti in Italia anche molti anni, che ben possono avere instaurato solidi legami negli ambienti lavorativo, sociale e familiare.

Pretendere di trascurare tutto ciò, in ossequio alla precarietà del titolo di soggiorno originariamente ottenuto, risulterebbe contrastante con la situazione di fatto consolidatasi nel tempo e ingiustamente penalizzante per lo straniero che, da lungo periodo regolarmente soggiornante nel nostro Paese, sia in possesso di tutti i requisiti per ottenere il titolo ex art. 9 del T.U. (a dimostrazione del suo proficuo inserimento nella realtà nazionale); e ciò in nome di una originaria precarietà che il trascorrere del tempo ha fatto venir meno.

Ad analoghe conclusioni è pervenuto il TAR Milano, sez. IV, nella sentenza 24 settembre 2010 n. 6461, in cui si legge: “L’art. 9 del D. Lgs. 286/1998, nel disciplinare il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo prevede espressamente un lungo elenco di cause escludenti il rilascio del titolo, tra le quali non è presente il rilascio di permesso di soggiorno per assistenza minore. Poiché il ricorrente ha presentato domanda per il rilascio di questo tipo di permesso e non la sola conversione del precedente titolo, vantando evidentemente requisiti diversi e più ampi di quelli attestati dall’ultimo permesso di soggiorno rilasciatogli, non è possibile effettuare un’applicazione analogica del divieto di conversione contenuto nell’art. 29 del DPR 286/1998. Se infatti il divieto di conversione ha lo scopo di evitare la stabilizzazione di coloro che si trovano in Italia per ragioni temporanee, tale ragione non può estendersi fino a rendere irrilevanti lunghi anni di precedente permanenza in Italia per i quali sono stati già conseguiti permessi di soggiorno ad altro titolo”.

Si tratta di considerazioni coincidenti con quelle formulate da questo Collegio; e il riferimento finale, contenuto nella sentenza citata, alla permanenza in Italia per lunghi anni in base a permessi di soggiorno a titolo diverso dalla assistenza minore costituisce solo un elemento ulteriore a fondamento delle conclusioni raggiunte.

Alla luce di quanto sopra esposto, il ricorso deve essere accolto e, conseguentemente, il provvedimento impugnato va annullato.

L’effetto conformativo che ne consegue consiste nell’obbligo per la -OMISSIS- di riesaminare, alla luce della presente sentenza, la domanda presentata dal ricorrente volta al rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, al fine della verifica dell’esistenza degli altri requisiti richiesti dalla legge (v. reddito, alloggio, etc.).

La peculiarità della questione, l’accertato quadro normativo alquanto lacunoso sul punto, induce il Collegio a disporre l’integrale compensazione tra le parti delle spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione distaccata di Catania (Sezione Quarta), accoglie il ricorso in epigrafe e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui agli articoli 6, paragrafo 1, lettera f), e 9, paragrafi 2 e 4, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, all’articolo 52, commi 1, 2 e 5, e all’articolo 2-septies, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare le persone e le parti citate nel presente provvedimento.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 15 aprile 2021 svoltasi (ai sensi e per gli effetti dell’art. 25 del D.L. n. 137/2020, convertito in Legge n. 176/2020, attraverso videoconferenza con l’utilizzo di piattaforma “Microsoft Teams”) con l’intervento dei magistrati:

Federica Cabrini, Presidente
Maurizio Antonio Pasquale Francola, Referendario
Emanuele Caminiti, Referendario, Estensore

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