I lavoratori stranieri hanno diritto alla pensione?

Brevi considerazioni sul trattamento pensionistico dei lavoratori extracomunitari

Tutti i lavoratori extracomunitari che prestano regolare attività lavorativa in Italia (lavoro autonomo, lavoro subordinato, liberi professionisti, parasubordinati e dipendenti) sono obbligati a versare i contributi previdenziali, indispensabili per il trattamento pensionistico.

Nell’ipotesi di lavoro subordinato, i versamenti contributivi sono a carico del datore di lavoro. Diversamente, in caso di lavoro autonomo i contributi previdenziali sono versati direttamente dal lavoratore autonomo o libero professionista. Il diritto alla pensione matura solo al momento della cessazione dell’attività lavorativa ed a condizione che sussistano tutti i requisiti previsti dalla legga.

Se lo straniero, una volta cessata l’attività lavorativa, decide di rientrare nel suo paese di origine, potrà richiedere il riconoscimento dei contributi già versati in Italia. Per far ciò è comunque indispensabile che il lavoratore abbia maturato i requisiti soggettivi ed oggettivi per ricevere il trattamento pensionistico. Occorre anche un secondo requisito ovvero il riconoscimento dei contributi sia previsto da un accordo o convenzione internazionale tra l’Italia ed il paese di origine dello straniero interessato.  In assenza di tale convenzione, il cittadino extracomunitario, pure avendo regolarmente versato in contributi, non potrà ottenere il riconoscimento del trattamento pensionistico.

Altro problema è quello del diritto alla pensione per il cittadino extracomunitario che cessa la propria attività lavorativa in Italia prima di aver maturato i requisiti e rientra ne paese di origine. Può ottenere la liquidazione o restituzione dei contributi versati? La Legge Bossi-Fini (N.189/2002) ha escluso questa possibilità. Pertanto, i cittadini extracomunitari che rimpatriano non hanno più la possibilità di chiedere il rimborso della contribuzione versata.

In caso di rimpatrio, comunque, il lavoratore conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociali maturati e può goderne a partire dal 65° anno di età, anche in deroga al requisito contributivo minimo previsto per il pensionamento. La regola è operativa anche in mancanza di un accordo di reciprocità col Paese di provenienza.

         

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